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Workshop europeo Ghent – 25-27 ottobre 2019

Il seminario si è focalizzato sulle questioni e le sfide cognitive delle persone con SBI nella vita quotidiana e nell’educazione.

Venerdì 25/10/2019

La prima sessione è stata tenuta da Sean O’Doherty (responsabile dell’istruzione e della formazione, Irlanda) sui temi dell’inclusione, sviluppo sociale, cognizione ed educazione. Ha cominciato la sessione mostrando un quadro dipinto da una persona con disabilità per far capire che questo tipo d’arte viene chiamata “outsider art” perché realizzata da persone con disabilità.

Parlare di inclusione significa considerare il concetto di DIGNITA’, cioè il sentirsi riconosciuti, compresi e sentirsi al sicuro. Senza questi fattori, la tendenza è quella di ritirarsi dal mondo ed evitare di rischiare.

Sono state elencate le caratteristiche dello sviluppo sociale:

Tutti questi elementi hanno effetto sull’educazione.

Vi è poi uno sviluppo che si può definire sociale, cioè l’abilità di interagire con gli altri, ed emozionale, cioè rispondere ai sentimenti degli altri che vanno di pari passo e sono difficili da separare.

Bronfenbrenner, esperto di sviluppo sociale ha sviluppato un sistema che pone al centro il bambino (microsistema), il quale è contornato dal mesosistema (famiglia e scuola), l’esosistema (i media, il sistema legale, gli amici) e infine il macrosistema (la cultura, la legge, le classi sociali).

Se le persone con specifici bisogni di sviluppo si ritirano dalla comunità più allargata, la comunità stessa rimane ignorante e le persone con specifici bisogni di sviluppo diventano degli “outsiders”. Se trasportiamo questo concetto nell’educazione, possiamo dire che il fatto che pensiamo che le persone con SBI necessitano di un’educazione speciale significa che le consideriamo come degli outsiders. Ciò perché l’assistenza (intesa in senso ampio) dovrebbe essere lì per tutti.

I modi per supportare una persona con disabilità nell’educazione ruotano attorno ai seguenti concetti:

La sessione è poi terminata con due tavole rotonde e si è discusso di come si può fare per migliorare l’inclusione delle persone con disabilità sia dal punto di vista delle persone con SBI sia dal punto di vista dei genitori, esperti e assistenti personali.

Riassunto delle discussioni di gruppo:

 

Nel pomeriggio è stato presentato l’approccio CO-OP e il GMT (Goal Management Training) da Marie Peny-Dahlstrand (terapista occupazionale) e Barbro Lindquist (psicologa). Hanno discusso i risultati di un loro studio sulle caratteristiche cognitive di bambini, giovani e adulti e le conseguenze per lo sviluppo, l’apprendimento e le abilità nella vita quotidiana. Hanno concluso presentando i metodi per supportare una persona con SBI nella vita quotidiana, utilizzando questi due approcci/metodi. Lo scopo generale dell’approccio CO-OP è quello di fornire abilità di pensiero meta-cognitive e sviluppare l’efficacia di sé (self-efficacy). Può essere utilizzato con i bambini dai 7 anni in su. Riassunto della discussione di gruppo: quando si hanno problemi nella pianificazione e non si sanno come usare le informazioni che si hanno, il problema di dimenticare le cose (può essere utile far loro ricordare le cose in modo differente) sono molto comuni nella SBI. È importante riconoscere i problemi senza generalizzare perché ogni persona è diversa dall’altra, è importante che la diagnosi di questi problemi sia precoce, il dialogo con i genitori è la chiave perché devono riconoscere che il loro figlio necessita di supporto e anche la stessa persona con disabilità deve riconoscere quando ha bisogno di supporto. Con l’approccio CO-OP si impara a fare domande invece di dare suggerimenti al proprio figlio. Con il metodo GMT la persona si fissa degli obiettivi da raggiungere e con l’aiuto di un mentore può realizzarli.

 

Testimonianza da parte di Helena Corens di 22 anni, membro dell’associazione fiamminga di SBI ha raccontato la sua vita con spina bifida e come ha affrontato le sue sfide in particolare diverse ospedalizzazioni e bullismo e commenti dispregiativi nei suoi confronti. Frequenta l’università di neuroscienze a Ghent, ha la spina bifida occulta. Il supporto della sua famiglia e di alcuni dei suoi amici l’ha aiutata molto nel suo percorso. Durante le elementari, moltissimi insegnanti continuavano a suggerire ai genitori di Helena di mandarla in una scuola speciale dato che era spesso in ospedale. Ma i genitori non hanno demorso e alla fine Helena è riuscita a ricevere un’educazione “normale” come tutti gli altri (recuperando durante le pause scolastiche).

 

Sabato 26/10/2019

Mattina: assemblea generale.

Sessione del World Café nel pomeriggio con 4 diversi tavoli con diversi moderatori su argomenti differenti: