Almeno l’80% dei bambini affetti da Spina Bifida soffre di idrocefalia, patologia che può assumere forme più o meno gravi, o addirittura non necessitare alcun trattamento.
Il termine idrocefalo deriva dal Greco e letteralmente significa “acqua nella testa”: è quindi una malattia legata alla maggiore pressione o maggiore quantità di liquor all’interno dell’encefalo nei ventricoli cerebrali.
Questo liquido, il cefalorachidiano o liquor, è prodotto nei ventricoli (cavità del cervello), attraverso i quali fluisce, circola sulle superfici dell'encefalo e del midollo spinale ed è assorbito nel flusso sanguigno attraverso piccole vene chiamate villi aracnoidei; sebbene molto più lentamente del sangue, il liquido è prodotto di continuo, circola e viene riassorbito, cosicché si ricambia circa tre volte nell’arco di 24 ore.
Quando il liquor viene prodotto in quantità eccessiva oppure, più spesso, quando circolazione o assorbimento sono ostacolati, si accumula nel cervello, i ventricoli si dilatano e il tessuto cerebrale si tende e si schiaccia.
La pressione interna aumenta e poiché le ossa del cranio dei neonati non sono perfettamente saldate l’una all’altra, la loro testa aumenta di volume.
La forma di idrocefalia connessa alla Spina Bifida è congenita, ciò significa che è presente sin dalla nascita; in questo caso, ad interferire con il normale flusso del liquor è una malformazione della struttura del cervello nella parte posteriore della testa, detta malformazione di Chiari.
Nei bambini al di sotto dei due anni, l’idrocefalia può comportare:
Se non si interviene chirurgicamente il peggioramento è progressivo. La chirurgia dell’idrocefalo si avvale delle seguenti tecniche: