Davanti ad un libro, come davanti al mondo, siamo tutti uguali e tutti diversi. Lo leggiamo con il nostro passato che suggerisce silenziosamente come interpretare le parole di quella riga e come immaginarci quelle appena successive.
Sfogliamo poi tutte le pagine guardando al futuro, sospinti dai nostri sogni e progetti per il domani.
Tutto è cominciato alla scuola dell'infanzia o alle elementari, dove per la prima volta mi sono ritrovata con bambini e bambine che giocavano alla pari.
Niente adulti che coccolavano e proteggevano, sorvolando consapevolmente sulla presenza del corsetto per la schiena sotto il grembiulino di scuola.
"Perchè hai le scarpe così? Perchè si chiamano ortopediche? Perchè non fai ginnastica con noi? Perchè ti accompagnano per andare in bagno?.."
Una cascata di domande a cui era necessario dare una risposta. Per i miei nuovi compagni di avventura e per me stessa innanzitutto.
"Sono nata con Spina Bifida, chiaro?"
Lineare e forse anche semplice...
Certo mi prendono in giro, ma deridono anche quell'altro bambino che piange continuamente perchè vuole la mamma pur appartenendo al gruppo dei "grandi"... O chiamano 'brutta strega' quell'altra bambina dai capelli lunghi, neri e arricciati..
"Forza bambini, tutti seduti in classe!"
Ecco così i primi disegni, i primi bei voti, le note degli insegnanti agli amici più vivaci e le dediche infinite delle amiche sui diari.
Giorno dopo giorno, lezione dopo lezione, quaderno dopo quaderno, fino al termine della scuola dell'obbligo.
E quindi, dove si va? Si deve scegliere della propria vita: cosa fare da grande?
L'insegnante? La segretaria d'azienda? Una professione legata all'informatica?
Certo dovevo scegliere all'interno della mia realtà con la Spina Bifida, non potevo certo diventare una ballerina di danza classica o un muratore.
Ma allo stesso tempo non potevo accontentarmi di un mestiere solo per il fatto che sarebbe stato accessibile, comodo o nel complesso poco faticoso. Inutile, forse,il ventaglio di tutte le proposte, perchè la mia strada era già scritta nel cuore.
Indossare quel camice bianco, come la mia pediatra, come tutti quei medici che si erano presi cura di me fino a quel giorno, rappresentava per me lo spendere la vita per qualcosa che veramente desideravo da sempre.
Chiamata a prendermi cura degli altri, attraverso i farmaci e le strumentazioni, ma anche e soprattutto attraverso tutta me stessa.
Semplicemente quella Sara, che sceglieva il liceo scientifico per poi essere ammessa, non senza difficoltà, alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Milano-Bicocca.
Nell'oggi quindi, ancora di fronte ad un libro, con quella fatica di superare gli ultimi esami del sesto anno universitario.
Guardando ad un futuro ancora incerto, per i test per la Scuola di specialità,per il quando e per il dove.
Ma questa è un'opportunità, con o senza Spina Bifida.
Questa forse è l'Opportunità, con la 'O' maiuscola.
Sara